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HAITI: AZIENDE PRIVATE COME AVVOLTOI IN AGGUATO

Di Anthony Fenton

2 marzo 2010


Il terremoto di Haiti ha svegliato l'interesse di imprese militari private che vedono la possibilità di realizzare un profitto nel paese più povero dell'emisfero occidentale.

Il 9 ed il 10 marzo, un’associazione per la fornitura di servizi militari privati e logistici, l’International Peace Operations Association (IPOA), organizzerà a Miami, Stati Uniti, un "Summit di Haiti" affinchè "importanti funzionari" possano avere "consultazioni private con aziende ed investitori partecipanti".

L’associazione non ha perso tempo nel dedicare una pagina di "Sostegno al terremoto di Haiti" nel suo sito web dopo il sisma del 12 gennaio che ha devastato il paese caraibico. LA IPOA è stata soprannominata "associazione del commercio mercenario", dal giornalista Jeremy Scahill, autore di "Balckwater: The Rise of the World’s Most Powerful Mercenary Army" (Blackwater: Il successo dell’esercito mercenario più potente del mondo).

"I primi contatti che abbiamo ricevuto erano di giornalisti che cercavano sicurezza quando erano" ad Haiti, ha informato il direttore dell’IPOA, Doug Brooks. La pagina web della filiale dell’IPOA, Hart Security, informa che la ditta si trova nel territorio haitiano dando "sostegno a clienti dei mass media, consulenza e medicina". Altri vari membri dell’associazione hanno contatti di lavoro in Haiti.

L’azienda militare Raidon Tactics conta almeno 30 ex soldati di operazioni speciali degli Stati Uniti in Haiti, dove vigilano i carichi degli aiuti d’emergenza e danno sicurezza alle "agenzie di notizie", ha raccontato ad IPS uno dei suoi impiegati. La ditta ha ricevuto oltre 1000 risposte da persone interessate all’avviso richiedendo personale per la "sicurezza statica" e "sicurezza mobile" in Haiti, ha aggiunto.

Appena una settimana dopo il terremoto, IPOA e la Global Investment Summits (GIS), una ditta britannica che si dedica a riunire aziende private con funzionari di "paesi emergenti in situazioni di post conflitto", hanno celebrato un "summit sulla Ricostruzione in Afghanistan", ad Istanbul, Turchia.
Lì è nata l’idea di un summit su Haiti " birre in mezzo", ha detto Brooks, direttore dell’IPOA.

Il presidente di GIS, Kevin Lumb, ha detto a IPS che il summit in Haiti si distinguerà per quello "che chiamiamo tavole rotonde (dove) mettiamo i ministri….e accordiamo i colloqui con le aziende".

Ad IPOA "è piaciuto così tanto" il summit dell' Afghanistan che ha chiesto al GIS che "si incaricasse dell’organizzazione e la vendita" del Summit di Haiti, ha spiegato Lumb. Ha aggiunto che i profitti dell’incontro sarebbero stati donati al fondo di aiuto per Haiti Clinton-Bush creato dagli ex presidenti degli Stati Uniti, Bill Clinton (1993-2001) e George Bush (2001-2009).

Lumb ha riconosciuto che la riunione avrà "un angolo commerciale" e che "grandi aziende, grandi protagonisti del mondo" si sarebbero impegnate ad esserci, anche se ne ha menzionato solo alcune, come la DACC Associates, dedicata alla consulenza in sicurezza e titolare di alcuni contratti di "consulenza in materia" ai governi di Afghanistan e Pakistan.

Il presidente della DACC, Douglas Melvin, un ex comandante delle Forze Speciali, funzionario del Dipartimento di Stato (cancelleria statunitense) e direttore della Sicurezza e dei Servizi Amministrativi del governo Bush, ha riconosciuto che "dal punto di vista delle entrate, esistono opportunità meravigliose in questi avvenimenti".

Per Melvin, la maggior parte dei partecipanti sarà presente al "Summit di Haiti" per "i motivi adeguati", un' autentica preoccupazione per Haiti, e "non vengono per approfittarsene" della situazione disperata del paese danneggiato. Non spera neanche che la sua azienda lucri con i contratti che potrebbe ottenere.

La scrittrice canadese, Naomi Klein, autrice della "Dottrina dello shock", è preoccupata che la tesi del suo libro venga, ancora una volta, si ripeta, in Haiti.

"Haiti non ha bisogno di una ricostruzione uniforme (disegnata come con uno) stampo di biscotti, dalla stessa banda che ha creato tanti problemi (non mi viene un’altra parola ) in Iraq, Afghanistan, e New Orleans, e che in effetti è la stessa gente responsabile della decimazione dell’economia di Haiti in nome dell’"aiuto", ha scritto Kelin a IPS attraverso la posta elettronica.

Non conforme alle critiche verso la IPOA, il suo direttore Brooks, ha detto che "se Scahill e la Klein hanno le risorse, la capacità, l’equipaggiamento per andare (ad Haiti) e fare (i compiti) per conto proprio, allora che lo facessero".

La professoressa dell’Università della California a Los Angeles, Nandiini Gunewardena, coeditrice di "Capitalizing on Catastrophe: Neoliberla Strategies in Disaster Reconstruction"(La capitalizzazione della catastrofe. Le strategie neoliberali nella ricostruzione dei disastri), ha detto a IPS che "la privatizzazione non è la strada che l’aiuto deve intraprendere nel caso di disastri".

"Tradizionalmente, le aziende private si sono collocate in modo da beneficiare a scapito della gente. Non possiamo concederci il lusso che questo succeda in Haiti", ha affermato.

"Qualsiasi tipo di strategia di assistenza a medio o lungo termine", dovrà essere adottata nel "quadro della sicurezza umana", ha raccomandato.
Questo implica, secondo la Commissione della Sicurezza Umana dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, "di creare sistemi politici, sociali, ambientali, economici, militari e culturali che nel suo insieme diano alle persone le basi per la sopravvivenza, i mezzi di sussistenza e la dignità".

Gunewardena ha criticato la "ricetta standard delle politiche neoliberali". "Se le aziende private devono contribuire al recupero di Haiti, allora dovranno rendere conto, non in base ai loro parametri, ma secondo quelli delle persone", ha aggiunto.

Patrick Elie, ex ministro di Difesa del Primo goveerno (1991) di Jean Bertrand Aristide, concorda. Telefonicamente ha espresso la sua inquietudine di fronte alla possibile privatizzazione della ricostruzione del suo paese perché "queste aziende private non sono imputabili, non possono essere portate di fronte all’ONU, nè ai (tribunali di Giustizia) dell’ Aia e operano in una specie di limbo giuridico- E questo le rende più pericolose".

Elie, che dopo il terremoto si è trasformato in assessore del presidente Renè Preval, ha aggiunto che le aziende sono "come avvoltoi che vengono per appropriarsi del bottino del disastro, ed è probabile che denaro che potrebbe iniettarsi nell’economia haitiana vada a finire nelle loro mani".
"Sono sicuro che non si tratta solo di aziende mercenarie, ma di altre come la Halliburton o quelle che vengono sempre sulla scia delle truppe", ha sostenuto.

Nel suo dossier del 2008, "Private Security Contractors at War: Ending t6he Culture of Impunity" (Imprenditori privati di sicurezza in guerra- Mettendo fine alla cultura dell’impunità), l’organizzazione non governativa Human Rights First ha denunciato che "il governo degli Stati Uniti non controlla effettivamente le sue azioni, e in modo particolare l’incapacità o mancanza di volontà del Dipartimento di Giustizia per responsabilizzare penalmente le sue azioni legali".

Brooks, dell’IPOA, ha detto a IPS che membri della diaspora haitiana e dell’ambasciata di Haiti sono stati invitati al prossimo "summit"in Miami e saranno una "parte importante" dell’incontro.
Elie ha segnalato che se viene confermata la partecipazione di alti funzionari di Haiti a Miami, allora la sua presenza si dovrà "all’ignoranza o complicità".
All’ex ministro della Difesa preoccupa che aziende militari private che già sono presenti in Haiti, oltre ai più di 30000 soldati degli USA, Canada e ONU. Elie ha visto impiegati privati che accompagnano i lavoratori umanitari con "fucili d’assalto in mano".

Se le forze degli Stati Uniti si ritirano da Haiti e consegnano la presenza armata di imprenditori privati "apriranno la porta ad ogni tipo di abuso". Bisogna riconoscere che lo stato haitiano è troppo debole per affrontare efficacemente questo tipo di minacce" ha dichiarato.

La storia dell’economia politica ha dimostrato che questo tipo di minacce sono molto probabili dopo un disastro, ha segnalato Elie.

"Lo abbiamo visto molte volte. Quando si produce un disastro ci sono molti avvoltoi che cercano di lucrare con esso, sia un disastro per mano umana, come in Iraq, o prodotto dalla natura, come in Haiti", ha assicurato.

Fonte: http://www.ipsnoticias.net/nota.asp?idnews=94774






:: Article nr. s10682 sent on 02-mar-2010 12:57 ECT

www.uruknet.info?p=s10682

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